DALLA BIBLIOTECA
COMUNALE ANGELO POGLIANI
ALLA
BIBLIOTECA COMUNALE UGO BERNASCONI:
CANTÙ,
1883-1978
30 Maggio 1883, Delibera del Consiglio Comunale di Cantù:
"In memoria del Cav. Dott. Angelo
Pogliani..
Il Presidente comunica come il fu Cav.
Dott. Angelo Pogliani, ...
volle nelle ultime sue disposizioni beneficiare questo Comune disponendo a
favore di quest'ospitale un cospicuo legato oltre a molti volumi di scienze
mediche per e a favore poi del Comune, una scelta raccolta di oltre mille
volumi per l'istituzione di una biblioteca comunale.
(Il presidente) comunica quindi che al
riguardo della biblioteca comunale questa Giunta avrebbe disposto
provvisoriamente di collocarla in uno di questi locali (del municipio), salvo
successivamente a portarla in apposita ed adeguata sala …
I1Consiglio approva tutto e il consigliere
Mazzucchelli propone "La collocazione di una lapide ove sarà deposta
l'urna cineraria di cui sopra ".
Con questo atto, e con una scelta raccolta
di oltre mille volumi, si avvia dunque anche a Cantù quello che oggi, con una
terminologia malinconicamente burocratica, definiamo "servizio di pubblica
lettura". I pochi documenti d'archivio reperiti ci dicono che, già dalla
fondazione, il modello organizzativo rimanda alle condizioni di una moderna
biblioteca comunale, prevedendo l'istituzione di un'apposita commissione,
l'impiego di un bibliotecario, modeste spese per l'incremento del patrimonio
librario, la necessità di costruire qualche libreria, la speranza di potersi
trasferire in locali adeguati...
Tuttavia gli esordi della Biblioteca
Pogliani (risulta dai documenti questa intitolazione), benché animati dai più
nobili propositi, saranno subito costellati dalle difficoltà che naturalmente
incontra un servizio nel quale l'Amministrazione non doveva poi credere fino in
fondo: a cinque anni dall'apertura la biblioteca non è ancora stabilmente
accessibile al pubblico e la dotazione libraria si arricchisce perlopiù grazie
a lasciti e donazioni di eruditi canturini.
Si avverte dunque, qua e là fra le carte,
una sorta di "fastidio" di quegli amministratori tanto che, a seguito
di una disposizione di legge che imponeva ai comuni di dotare le scuole tecniche
di biblioteche, il Consiglio Comunale (17 dicembre 1911) delibera il trasporto
della Pogliani, d'ingombro nei locali comunali, presso la Scuola Tecnica di
Cantù ottenendo così il doppio risultato di recuperare spazi e non doverne
costruire di nuovi.
Da quel momento in poi, e nell'arco dei
trentacinque anni che serviranno per arrivare all'Italia repubblicana e democratica,
si daranno altri cambiamenti di nome legati soprattutto alle diverse
istituzioni scolastiche, tecniche e professionali, nelle biblioteche delle
quali il fondo della comunale sarà inglobato.
Di rilievo è l'intitolazione ad Ettore
Brambilla, insigne canturino morto nel 1924 a soli 58 anni, non testimoniata
dagli atti ma ben evidente dai timbri apposti sui frontespizi di molta parte
di quell"'antico" patrimonio.
Era, l'Ettore Brambilla, figlio di Enrico
"il garibaldino" morto ventiquattrenne neolaureato e neosposo nel
1866, un brillante ed erudito studioso di Giordano Bruno e Nicolò Tommaseo, insegnante
di fama in licei e istituti di Como e Milano. Il lascito di gran parte della
sua biblioteca personale di testi letterari antologici e critici adottati
nell'insegnamento, sapientemente annotati, costituisce il nucleo centrale di
quella che era stata la Biblioteca comunale "Ettore Brambilla" tra le
due guerre.
Di quegli anni, oggi è impossibile
determinare l'esatta consistenza del patrimonio librario, non essendoci
pervenuti né inventari né cataloghi sotto qualsiasi forma.
Sebbene non rilevante in termini
quantitativi (non più di 4000 tra volumi e opuscoli ci sono rimasti dal 1883 al
secondo dopoguerra: dunque quasi certamente, in occasione dei tanti traslochi,
qualcuno ha avuto modo d'arricchire le proprie personali biblioteche) ciò che
affettuosamente viene chiamato "vecchio fondo" contiene opere di
sicuro interesse storico-bibliografico. Dizionari linguistici ed enciclopedici,
storiografia francese in lingua originale, qualche cinquecentina assieme ad
alcune edizioni del seicento e del settecento, i classici, le origini del
socialismo nei testi e nelle riviste (anche con annotazioni autografe di
Filippo Turati) costituiscono il meglio di ciò che è pervenuto grazie alle donazioni.
Gli anni tra le due guerre, pur nefasti
per il patrimonio librario e il servizio di pubblica lettura, furono favorevoli
al soggiorno canturino, "borgo aereo" secondo la definizione di
Carlo Linati, di raffinati intellettuali del rilievo del poeta Francesco
Pastonchi, dello stesso Linati, di Ettore Brambilla e di quell'Ugo Bemasconi, pittore e scrittore, che avrà una
parte determinante sulla biblioteca comunale così com'è nota oggi.
"Da vent'anni sono nell'intimo
dissenziente da tutta la mentalità e la pratica degli uomini che governano il
nostro Paese" scriveva
Ugo Bemasconi nel 1941, inglobando nel giudizio sia la politica che la cultura
di regime nel ventennio. Nel 1947 fonderà quel Circolo di Cultura che gli sopravvivrà,
lui morto nel 1960, fino al 1967. Il Circolo avrà il merito di coinvolgere
nelle sue svariate attività di promozione culturale (conferenze, mostre,
letture letterarie... ) il meglio della gioventù di quegli anni e soprattutto
saprà farsi affidare, accanto alla propria autonoma biblioteca, la tutela e la
promozione di quella comunale nella quale sarà inglobato il fondo del
"glorioso" Circolo Operaio Canturino.
A raccogliere l'eredità di Bernasconi sarà
Davide
Lietti (1912-1983), il più vicino al Maestro, considerato come un figlio,
dapprima presidente del Circolo di Cultura poi della Biblioteca Comunale.
Al periodo di attività del Circolo di
Cultura risale la redazione del primo catalogo a schede mobili pervenuto, nel
quale si intravede il tentativo di applicare un sistema di regole di
catalogazione sia al patrimonio della biblioteca del Circolo che a quello della
comunale, e l'organizzazione di una procedura di prestiti a domicilio
rigorosamente strutturata, sia pure realizzata da volontari e di domenica
mattina.
E' dunque un circolo privato, un manipolo
di volontari (in particolare giovani studenti e intellettuali) caparbiamente
condotto da Davide Lietti, che ridarà alla biblioteca comunale dignità di servizio
pubblico e, nel profondamente mutato clima politico e culturale della seconda
metà degli anni sessanta, saprà alla fine strappare alle Amministrazioni di
allora la definitiva re-istituzione di un ufficio comunale denominato
biblioteca.
Dall'inizio degli anni settanta, e nei
locali dove ancor oggi si trova, la biblioteca comincia ad aprirsi al pubblico
regolarmente, per un numero di ore favorevole agli utenti, condotta da un primo
bibliotecario, Sergio Porro, stabilmente negli organici dei dipendenti comunali
di Cantù.
Ci vorranno, così, poco meno che
novant'anni per giungere dalla fondazione della Biblioteca comunale
all'istituzione di un servizio pubblico appositamente finalizzato, che andrà
via via irrobustendosi grazie anche al nuovo quadro normativo regionale in
materia e alla migliorata sensibilità, seppure altalenante, delle diverse
Amministrazioni comunali succedutesi.
In tale clima, e sotto la presidenza di
Davide Lietti che durerà fino alla morte, si attua una rinascita che non
casualmente culminerà nell'intitolazione della Biblioteca, nel 1978, a Ugo Bernasconi.
"Questa biblioteca di
paese
sorta per desiderio di Ugo
Bernasconi
pittore e scrittore
e canturino di elezione
naturalmente si dedica
al suo nome e alla sua
memoria
sempre viva tra la nostra
gente"
è l'epigrafe dettata da mons. Cesare
Angelini (rettore del Collegio Borromeo di Pavia, scrittore, saggista e
critico, studioso del Manzoni e grande amico di Bernasconi) per la lapide
collocata all'ingresso. La folgorante definizione, biblioteca di paese, ben
si attagliava all'eredità di non più di 17000 volumi raccolti nei
novantacinque anni dalla "delibera Pogliani".
Alido Sepulcri *
*Direttore della Biblioteca Comunale Ugo
Bernasconi di Cantù
Estratto da: Il
Foglio. Quaderno della Biblioteca comunale di Cucciago. Settembre 2001, n. 7
N.S. (46).