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DAVIDE LIETTI
(8.8.1912
- 16.11.1984)
di Eli Colombo
assessore
alla cultura del Comune di Cantù
dal 1975 al 1980
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Le parole
arrotondate da un malizioso vezzo; lo sguardo ceruleo, dolce e curioso dietro
gli occhiali grandi; il volto sorridente, e ironico; i bianchi capelli
pettinati; la stretta di mano ospitale, spavaldo nel gesto; 1'andatura anziana
lenta di chi sa aspettare: il Presidente della Biblioteca Comunale riceve il
giovane neo assessore per la Cultura nel piccolo ufficio, augurando benevola collaborazione
per la crescita della sua piccola creatura; infatti, Davide
Lietti, ama la sua piccola biblioteca comunale alla quale dedica tempo e
risorse e la ama come si ama un figlio, con passione e riservatezza.
L'ufficialità
dei ruoli e dei compiti ben presto lascia spazio a relazioni di simpatia e poi
di amicizia e di familiarità. A piedi, con lento passo assaporando emozioni
genuine che Bergamo alta offre di Storia e di Cultura. A discutere seduti
dentro un cerchio di oggetti, fotografie, pregevoli quadri di pittori ora
famosi, ricchi preziosi libri ordinatamente sparsi per casa, evocatori di
ricordi custoditi con tenerezza e perseveranza. A tavola, tra sapienti sapori
di cucina della sagace Ida e sapidi racconti. Così ho conosciuto Davide Lietti.
E'
"il ragionier Lietti" per i colleghi e le maestranze della Vergani e
per coloro che frequentano, usciti di casa" con la frutta in bocca",
il piccolo mondo del Caffè Colombo "Proutas", e tra un amaro e un
digestivo cambiano a parole il mondo piccolo della vecchia Cantù, tra liti
memorabili e cocciute polemiche.
E'
"il signor Davide" per coloro che gli riconoscono meriti umani e ne
apprezzano con solida stima l'affabilità.
Testimone
di avvenimenti culturali locali, porta nella piccola Cantù grandi idee
veicolate dal pittore scrittore Ugo
Bernasconi, dal fisico Giovanni Polvani studioso dell' effetto Hall, che
con tutta la famiglia è rifugiato di guerra a casa sua, dal poeta Delio Tessa
che in casa Bernasconi declama "L'è el dì di mort, alegher!", dal
fisico Enrico Fermi, premio Nobel nel 1938, col quale naviga in barca sul lago
di Como, a Villa Monastero, poco prima del suo esilio statunitense.
Con Ugo
Bernasconi le frequentazioni sono veramente assidue e il giovane Davide
conserva addirittura ritagli di tovaglioli di carta con annotazioni del grande
Maestro: alcuni ritagli li maneggio in casa Lietti dove Ida Binaghi, tenace e
coraggiosa moglie di Davide, li rigira tra le mani pensando a tutte quelle
domeniche passate in attesa del giovane marito che si intrattiene col Pittore
nello Studio di via Ricci. L'amicizia può a volte superare l'amor coniugale…
Davide Lietti Presidente della
Commissione della biblioteca [è l'unica Commissione paritetica, cioè un
rappresentante per ciascun partito presente in Consiglio comunale] è prezioso
compagno di cultura degli addetti al servizio bibliotecario, brillante
negoziatore e stimato collega dei consiglieri; con felice intuizione realizza
il suo sogno di intitolare la Biblioteca Comunale all'amico e maestro Ugo
Bernasconi.
I libri
che recano l'ex libris di Italo Zetti "seguite i pochi e non la volgar
gente" sono ancora una presenza di Davide in una sala di lettura a lui
intitolata presso la Biblioteca di Cantù..
Davide
è solito parlare di lealtà e di coerenza, ai suoi occhi più importanti del
credo politico e così colleziona (dice, con la muffa sotto il naso) nemici con
i quali al Caffè Colombo... L'amicizia non tradita gli è cara tanto da
immusonirsi duramente se qualcuno contravviene a ciò; è permaloso al punto di
ricordare torti piccoli o grandi subiti (dice) ingiustamente, ma a me giovane
questi difetti nel vecchio, coetaneo di mio padre, non creano imbarazzo, anzi
inducono sorriso.
E' bello
frequentare, al di là di ogni opposizione ideologica o politica, persone"
innamorate" di ciò che fanno perché ogni diffidenza cade, ogni falsità
viene smascherata e le opportunità sono valorizzate: Davide Lietti è un sincero
"innamorato" e così della Croce Rossa è Presidente, del Circolo di
Cultura è fervente animatore, della Biblioteca Comunale è, fino alla scomparsa,
Presidente. E poi è Benemerito di Cantù (quando non c'era l'attuale pesante
inflazione di benemerenze): sensibilmente commosso per questo riconoscimento
che non ha cercato, continua premuroso a difendere e ad amare la sua
Biblioteca.
Gli avvenimenti,
anche quelli personali, sono conseguenze del "prima" e germe del
"dopo" e in Davide si riassumono nel momento della malattia:
garbatamente affronta la sofferenza e conserva l'amabilità che nemmeno la morte
cancella nei nostri ricordi.
Estratto da CANTURIUM. Trimestrale di storia,
arte e ambiente del Canturino e della Brianza. A I, n. 1, novembre 2004.