
Associazione Amici dei Musei della Città di Cantù e del
suo Territorio
Corte San Rocco
via Matteotti 39 22063 Cantù (CO) aamcantu@virgilio.it
comunicato stampa
Artista: Arnaldo Sanna
Titolo della
mostra: Tavole e Carte
Galleria: Associazione Amici dei Musei della Città di Cantù e del suo
Territorio
Curatore della mostra:
Peppo Peduzzi
Inaugurazione: Sabato 10 marzo 2007, ore 18.00
Orario: dal martedì al sabato ore 17.00 – 19.00
Durata: dal 10 al 24 marzo 2007
Con la mostra Tavole e
Carte di Arnaldo Sanna si inaugura un nuovo spazio espositivo nella città
di Cantù.
Vengono presentate una serie di opere di recente
realizzazione (2006-2007).
Su una parete è disposto un trittico ( In ascolto, Ritorno, Canto ) che, esplorando le potenzialità della
materia, si pone al confine tra la
dimensione pittorica e quella scultorea. I materiali: gesso, vetro di recupero,
pigmenti e stucchi su lino e tavola, danno vita ad elementi solidi che emergono
dalle superfici monocromatiche scandite da solchi e tracce.
Nella parete frontale, una installazione di 20 opere su
carta racconta, come le pagine di un diario, i processi e le visioni,
l’intimità fisica coi supporti e le esplorazioni del mondo interiore. I fogli,
applicati direttamente sul muro, sono disposti intorno ad un rettangolo
lasciato vuoto che ha la stessa dimensione degli elementi del trittico. Si
tratta di carte di vari tipi e misure lavorate con tecniche miste: monotipi ad olio, smalti, collages,
inchiostri, pastelli e colori industriali. Alcuni disegni hanno titoli come: Testa, Angelo, Terra cruda, Occhio.
In mostra è esposta anche la serigrafia Senza memoria edita recentemente che l’artista ha realizzato per l’
Associazione Amici dei Musei di Cantù.
Arnaldo Sanna nasce in Sardegna. Compie gli studi artistici
all’Accademia di Belle Arti di Roma. In questa città è stato uno degli artisti
fondatori de La Stanza, spazio per l’ arte indipendente che, nella
seconda metà degli anni ’70, ospitò le
prime mostre della giovane generazione artistica romana (Stefano Di Stasio,
Piero Pizzi Cannella, Bruno Ceccobelli, Giuseppe Gallo, Claudio Fazio, ecc.)
Ha partecipato a numerose mostre in Italia e all’estero, tra
le quali: X Quadriennale Nazionale d’Arte,
Roma- Basel ’80, Basilea - Reliquie, La Stanza, Roma - Incantamenti, La Cappella Underground,
Trieste - Brecce, Museo Laboratorio
di Arte Contemporanea, Università La Sapienza, Roma - Quello che resta, Istituto Italiano di Cultura di Ankara - Paesaggio dopo la battaglia, Galleria
Civica di Arte Contemporanea, Termoli - Il
corpo sognato, Pinacoteca Civica, Como - Grottesche, Sala 1, Roma – Opere
recenti, Empiria, Roma.
Vive e lavora a Camnago di Lentate (Milano).
[…]
Arnaldo Sanna ha scelto di lavorare sulla pura forma, sul dato atemporale, che
significa imboccare la strada della riflessione sulle strutture primarie dell’
essere, per porsi, inevitabilmente, su
una dimensione metafisica.[…]
Per
Sanna, il fare artistico consiste in un procedimento di essenzializzazione del
visibile, che diventa pensiero strutturale, metafora silenziosa di un mondo
come si vorrebbe che fosse. Da qui il recupero delle poetiche concettualiste e
minimaliste, non per rimetterle in circolazione, quanto per verificarne la
tenuta potenziandola con una nuova complessa espressività. Come dire che certi
linguaggi non smettono di significare e semmai, nel tempo, possono solo
arricchirsi acquistando universalità e profondità. Così, accanto alle ragioni
analitiche di questa lavoro, non si può non cogliere una sottesa condizione
emozionale, che, seppur controllata, emerge animando la forma e restituendola
al presente. Le superfici, rese sensibili alla luce, le sottili ombre generate
dalla forma stessa, la smaterializzazione delle strutture, diventano messaggio
poetico: l’opera è il luogo dell’interiorità, dell’attesa, del respiro
trattenuto. Si fa strada, solo allora, il referente lontano di un paesaggio
della memoria, di una forma plasmata dal vento e dal tempo, di un segno
lasciato nello spazio dell’immaginario. Una sorta di poetica dell’assenza,
della lontananza, di spazi deserti, di linee di orizzonte senza confini
riassorbite dall’armonia della materia stratificata e modulata in spessori
minimi ed elegantemente definiti. Il sentimento del tempo si incarna nelle
forme dello spazio e l’arte si sofferma ad indagare non l’essere ma il
divenire.[…] (Mariolina Cosseddu, dal catalogo della mostra Attraversamenti.
Cagliari, maggio 2001).