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Piccole magie dell’universo femminile di
Angiola Tremonti
Elena Di Raddo
L’universo femminile, che da sempre ha un ruolo primario
nel lavoro di Angiola Tremonti, si è ampliato nella nascita delle piccole Mabille,
presentate oggi nella prima mostra a lei dedicata nella città di Cantù.
Creature che emergono dal mondo sempre effervescente dell’artista e che ne
rivelano l’intimità più profonda. Il legame tra arte e vita è del resto molto
stretto in Tremonti ed ogni opera è rivelazione di uno stato d’animo nato
dall’esperienza di tutti i giorni, dal confronto con gli eventi dell’esistenza.
Oggi, da madre a nonna, l’artista testimonia un “passaggio” importante nella
sua vita e un modo diverso di vivere la propria femminilità.
L’arte al
femminile, così come si è manifestata in Italia a partire dagli anni Settanta
ha dato spazio soprattutto alla rivelazione del mondo più intimo delle donne,
ai sogni e alle problematiche legate al loro ruolo non solo nella società, ma
anche nella vita di tutti i giorni: madre, figlia, amante. Tremonti continua
con il suo lavoro quella via tracciata da molte artiste italiane protagoniste
del panorama internazionale, che a differenza delle americane, ad esempio, più
violente in genere e spesso direttamente legate al movimento femminista, hanno
preferito esprimere nelle loro opere il proprio mondo e la ricchezza dello
specifico femminile. La Mabilla di Angiola Tremonti nasce appunto come
emanazione diretta dell’interiorità dell’artista, un alter ego libero, lontano
dai condizionamenti della cultura e dai pregiudizi del mondo. Il colore può
allora fluttuare generosamente e liberamente sulla tela dei dipinti e la
materia disegnare forme nell’atmosfera con la scultura, possono coprire intere
pareti o germogliare quasi in modo spontaneo sugli oggetti. Questa creatura,
fragile nei contorni spesso poco definiti e allo stesso tempo forte nella
vivacità dei colori, si impone come presenza in ogni ambito in cui la
creatività si può esprimere. Tremonti non fa differenza tra arte colta e arte
popolare, tra opera tradizionale e opera sperimentale: attraversa con estrema
disinvoltura qualsiasi mezzo di espressione - pittura, scultura, intarsio, da
ultimo anche il video - proprio perché la sua Mabilla non conosce
costrizioni, né limiti. Non a caso spesso l’artista ha lavorato con i bambini
che in questo senso rappresentano proprio quel mondo libero dai condizionamenti
che la sua creatura fantastica vuole rappresentare. Oggi le piccole Mabille
sono appunto la germinazione di quel mondo, così fragile eppure così unico,
espressione concreta del mistero della vita.
Significato
umano e artistico.
Le Mabille di Angiola Tremonti sono sempre gravide, perché
gravido è lo spirito creatore dell’Artista!
La Tremonti si impone veramente come socratica “ostetrica
dell’anima”, nella misura in cui coglie in modo esemplare l’interiorità
femminile, svelandone i significati di fondo, che vanno dalla
simbolica della maternità alla feconda gestione della memoria affettiva da
parte dei nonni.
Sono proprio i nonni che, nell’opera della Tremonti, si
stagliano in tutta la loro carica esistenziale: l’essere nonni rinvia, infatti,
a quel inesauribile deposito di affetti, tradizioni, continuità psicologica e
biologica che è la memoria.
Il messaggio che sembra lanciare Angiola Tremonti è, quindi,
questo: guai a quelle madri che si dimenticano delle loro madri! (guai a quei
figli che si dimenticano dei loro genitori).
I nonni, infatti, non sono espressione di un passato che non
c’è più, bensì si configurano come irrinunciabili biografie di una continuità
tra mondi affettivi, di un legame che unisce passato, presente e futuro nel
segno del progettare insieme una realtà condivisa: quella dell’amore, della
dignità della donna e della famiglia.
L’artista
è supportata dai testi critici di Rossana Bossaglia, Gillo Dorfles, Raffaele De
Grada, Luciano Caramel.