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Mostra 'Donna Mabilla, madre e nonna'
Cantù, 8 marzo 2006

Evento culturale artistico     “donna Mabilla, madre e nonna” - la FORZA di Angiola Tremonti.

Presenterà la mostra la Storica e Critica d’arte Elena Di Raddo

 

                  Cantù – Piazza Garibaldi 13– Spazio Castello

                  Da sabato 1 aprile al 23 aprile

 

Inaugurazione sabato 1 aprile dalle ore 18.

 

Orario feriali 16 – 19 e 30

Festivi ore 10 – 12,30   15-19 e 30

 

Sarà un evento in cui verranno esposte 30 opere scultoree e le più recenti opere di intarsio dell’artista con installazioni a sorpresa e tecnologie avanzate.

 

www.angiolatremonti.com   mabilla@angiolatremonti.com

segreteria : tel e fax  031714098             cell.    3381870881

 

Testo critico

Piccole magie dell’universo femminile di Angiola Tremonti

Elena Di Raddo

 

L’universo femminile, che da sempre ha un ruolo primario nel lavoro di Angiola Tremonti, si è ampliato nella nascita delle piccole Mabille, presentate oggi nella prima mostra a lei dedicata nella città di Cantù. Creature che emergono dal mondo sempre effervescente dell’artista e che ne rivelano l’intimità più profonda. Il legame tra arte e vita è del resto molto stretto in Tremonti ed ogni opera è rivelazione di uno stato d’animo nato dall’esperienza di tutti i giorni, dal confronto con gli eventi dell’esistenza. Oggi, da madre a nonna, l’artista testimonia un “passaggio” importante nella sua vita e un modo diverso di vivere la propria femminilità.

L’arte al femminile, così come si è manifestata in Italia a partire dagli anni Settanta ha dato spazio soprattutto alla rivelazione del mondo più intimo delle donne, ai sogni e alle problematiche legate al loro ruolo non solo nella società, ma anche nella vita di tutti i giorni: madre, figlia, amante. Tremonti continua con il suo lavoro quella via tracciata da molte artiste italiane protagoniste del panorama internazionale, che a differenza delle americane, ad esempio, più violente in genere e spesso direttamente legate al movimento femminista, hanno preferito esprimere nelle loro opere il proprio mondo e la ricchezza dello specifico femminile. La Mabilla di Angiola Tremonti nasce appunto come emanazione diretta dell’interiorità dell’artista, un alter ego libero, lontano dai condizionamenti della cultura e dai pregiudizi del mondo. Il colore può allora fluttuare generosamente e liberamente sulla tela dei dipinti e la materia disegnare forme nell’atmosfera con la scultura, possono coprire intere pareti o germogliare quasi in modo spontaneo sugli oggetti. Questa creatura, fragile nei contorni spesso poco definiti e allo stesso tempo forte nella vivacità dei colori, si impone come presenza in ogni ambito in cui la creatività si può esprimere. Tremonti non fa differenza tra arte colta e arte popolare, tra opera tradizionale e opera sperimentale: attraversa con estrema disinvoltura qualsiasi mezzo di espressione - pittura, scultura, intarsio, da ultimo anche il video - proprio perché la sua Mabilla non conosce costrizioni, né limiti. Non a caso spesso l’artista ha lavorato con i bambini che in questo senso rappresentano proprio quel mondo libero dai condizionamenti che la sua creatura fantastica vuole rappresentare. Oggi le piccole Mabille sono appunto la germinazione di quel mondo, così fragile eppure così unico, espressione concreta del mistero della vita.

 

Significato umano e artistico.

Le Mabille di Angiola Tremonti sono sempre gravide, perché gravido è lo spirito creatore dell’Artista!

La Tremonti si impone veramente come socratica “ostetrica dell’anima”, nella misura in cui coglie in modo esemplare l’interiorità femminile, svelandone i significati di fondo, che vanno dalla simbolica della maternità alla feconda gestione della memoria affettiva da parte dei nonni.

Sono proprio i nonni che, nell’opera della Tremonti, si stagliano in tutta la loro carica esistenziale: l’essere nonni rinvia, infatti, a quel inesauribile deposito di affetti, tradizioni, continuità psicologica e biologica che è la memoria.

Il messaggio che sembra lanciare Angiola Tremonti è, quindi, questo: guai a quelle madri che si dimenticano delle loro madri! (guai a quei figli che si dimenticano dei loro genitori).

I nonni, infatti, non sono espressione di un passato che non c’è più, bensì si configurano come irrinunciabili biografie di una continuità tra mondi affettivi, di un legame che unisce passato, presente e futuro nel segno del progettare insieme una realtà condivisa: quella dell’amore, della dignità della donna e della famiglia.  

 

L’artista è supportata dai testi critici di Rossana Bossaglia, Gillo Dorfles, Raffaele De Grada, Luciano Caramel.

 

 

 

 

                       


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