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Appunti per una mostra
Una
mostra come una raccolta di informazioni.
Informazioni
come appunti per una mostra.
Una
storia così ricca e variegata come quella italiana dal 1945 a oggi, rivista
attraverso quattro scale di progetto: paesaggio, architettura, interni e
design. E quattro tipi di attori presi in considerazione: l’artista che
agisce liberamente e che in modo autonomo produce opere che hanno legami con
l’abitare; l’artista che pur mantenendo la propria identità espressiva
accetta di dialogare con una committenza, un architetto, un’azienda o
un’amministrazione comunale, e produce un’opera destinata a quel dato spazio,
luogo, situazione; il progettista che autonomamente, lavorando sulle
tipologie tradizionali dell’architettura, arriva a risultati dalla forte
rilevanza plastica e scultorea; il progettista che lavora a quattro mani con
l’artista o che singolarmente raggiunge risultati evidentemente permeati
dagli insegnamenti delle arti visive.
La
mostra è introdotta emblematicamente da Bruno Munari, e da tre flash sulla
sua opera intensa e cangiante. La Fontana
per la Biennale di Venezia, la Sedia
per visite brevissime e la performance Far vedere l’aria.
Apre
la mostra la sezione sul grande tema del paesaggio, con interventi a scala
urbana e territoriale.
Ecco
Lisa Ponti, con i suoi “disegni-pagina” che sorridono al sole, alla luna,
alle stelle, al cielo, all’arcobaleno. Ecco Ettore Sottsass, con i suoi
pensieri anni Settanta tra land art e riflessioni teoriche sull’architettura.
Ecco Ugo La Pietra, con il suo lavoro quarantennale sui temi dell’Abitare la Città.
Due
opere d’arte a scala territoriale sono volutamente evidenziate: il progetto
per il Cimitero di Urbino di
Arnaldo Pomodoro e Il Cretto di
Gibellina di Alberto Burri. Opere dense di significati e intense prove
d’artista sui temi della tragedia e della morte.
Alcune
finestre aperte su episodi notevoli (Contatto
Arte Città alla Triennale di Milano, Campo
Urbano a Como, Operazione Arcevia,
Arte all’Arte nella provincia di
Siena e CantùArte) sottolineano
anche la quantità degli interventi prodotti in questo ambito della
progettazione.
Il
lavoro sulla scala architettonica è mostrato attraverso una selezione di
progetti tra opere a quattro mani, frutto della collaborazione tra artisti e
architetti, e opere d’autore, architetto o artista, contemporaneamente capace
di distillare tipi architettonici tradizionali in forme evidentemente
scultoree. Un approfondimento specifico è dedicato al Palazzo delle Esposizioni di Cantù, opera di Renato Radici con
mosaico di Lucio Fontana, felice esempio della stagione anni Cinquanta
dell’“Integrazione delle Arti”.
L’architettura
degli interni è il cuore di questa indagine. Ventuno autori sono presentati
con stazioni personali, pannelli verticali che raccontano ognuno di una
storia particolare: dall’opera di progettisti che attraverso un pensiero
singolare arrivano alla completa definizione del carattere di un interno,
come Carlo Mollino, Leonardo Savioli o Gaetano Pesce; a quella di artisti che
hanno prodotto riflessioni significative sui temi dell’architettura degli
interni, come Lucio Fontana, Gianni Colombo o Getulio Alviani; a quella di
architetti che sempre hanno trovato nel piacere del dialogo con gli artisti
lo stimolo per produrre interni di grande rilevanza, come Gio Ponti, Carlo De
Carli o Nanda Vigo.
L’ultimo
momento di approfondimento è per il design degli oggetti d’arredo, raccolti
intorno a due fili rossi evidenti, arti plastiche e arti figurative, ognuna
capace di informare e sottendere ricerche, riflessioni, cimenti. E produrre
capolavori, come i pezzi scelti di Ettore Sottsass, Michelangelo Pistoletto,
Alessandro Mendini e Gaetano Pesce, per noi contemporaneamente artisti e
progettisti. Maestri capaci, ognuno a suo modo, di indicare lucidamente una
strada da percorrere, in profonda autonomia ma al contempo consapevoli che
non esistano distinzioni tra arte e progetto.
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