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Cantù è attualmente una città di circa 38.000 abitanti
(precisamente 37.870 al 31.01.08) ed è situata al margine Nord della Brianza
Occidentale, a 369 metri
sul livello del mare.
Il Comune si estende su una superficie
di 23,18 kmq. ed è formato da diversi agglomerati urbani: al centro cittadino
fanno da corona, infatti, numerose frazioni e località: Asnago, Cascina
Amata, Fecchio, Mirabello, Vighizzolo.
Cantù, seconda città della provincia,
costituisce uno dei poli più importanti, l’altro è Mariano Comense, attorno
ai quali si sviluppa la Brianza Occidentale: un’importante area economica,
caratterizzata dalla presenza di migliaia di imprese artigiane,
immediatamente ai confini settentrionali della provincia di Milano, con la
quale condivide la caratteristica produttiva principale: quella del mobile. Il canturino
si identifica, però, per una sorta di “omogeneità” culturale, economica e di
“mentalità”, dei suoi abitanti.
L’area, come del resto la Brianza in generale, fa
riferimento a comuni basi storiche, a tradizioni e valori che la
differenziano dal resto della Lombardia, soprattutto per lo spirito con il
quale vengono tuttora vissuti.
“Borgo aereo” e “Borgo arioso” fu definita Cantù da Carlo
Linati descrivendola in uno dei suoi frequenti viaggi in Brianza che spesso
culminavano in una visita al “quartierino” con la “casa alta di Montressone”
del pittore e scrittore Ugo Bernasconi.
La “magnifica posizione” di Cantù è dovuta anche alla
peculiare esposizione alla luce che le deriva per essere posta ai piedi delle
Prealpi, adagiata su una cerchia di colline moreniche, delle quali quella
centrale risale all’ultimo periodo della glaciazione quaternaria (Würm). Si
dirà che l’oleografia ci consegna immagini sbiadite, curiosi saliscendi,
solitarie e mattutine sgambate, “passeggiate” lungo sentieri sterrati e di
campagna.
Se solo di sfuggita si scorresse una carta geografica del
1950 di potrebbe facilmente constatare un fatto: la densità della zona
residenziale ed urbana è praticamente raddoppiata: prima occupava un terzo,
ora assomma a due terzi del territorio municipale: “il
borgo s’incammina a diventar città”.
Una caratteristica di Cantù è sempre stata quella di essere
circondata da notevoli aree boschive e da brughiere, popolate fino all’epoca
moderna da lupi e belve feroci.
Queste aree hanno di fatto
garantito a Cantù una situazione di salubrità e di purezza dell’aria fino
all’avvento dell’odierna economia artigianale ed industriale.
Secolare retaggio di un ambiente che ha favorito
storicamente la creazione di oasi di pace e di “buon ritiro” nelle così dette
“ville di delizia”, spesso antichi luoghi di caccia per la nobiltà (Villa
Somigliana a Lissaga, Villa Orombelli a Fecchio).
Fu sicuramente vicus romano, come testimoniano numerosi
reperti archeologici, ma si affaccia alla storia solo nel sec. XI con
Ariberto da Intimiano, arcivescovo di Milano, a cui si deve, nel 1007, la
riedificazione e la consacrazione della Basilica di Galliano.
Cantù (che si chiamò Canturio fino al secolo XV) fece parte
del Contrado della Martesana e partecipò attivamente, a fianco di Milano,
alla decennale lotta contro Como nel sec. XII, subendo una grave sconfitta
nel 1124.
In seguito dovette affrontare Federico Barbarossa e,
finalmente con l’aiuto di Como, riuscì a respingere l’invasore nel 1160. Dopo
la caduta di Milano, ospitò
l’arcivescovo Enrico Sertala e i nobili
milanesi scacciati dal popolo e partecipò, insieme con i Visconti, alle
guerre contro i Torriani, nel sec. XIII.
Il territorio attuale di un certo pregio ambientale e
naturalistico, viene a trovarsi nell’ambito del Parco Regionale della
Brughiera Comasca e Briantea.
Si tratta di una vera e propria oasi, in grado di
connettere il territorio lariano con l’Alto Milanese, all’interno di una rete
di percorsi e di sentieri pedonali di rara bellezza e suggestione.
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